giovedì 28 maggio 2009

Meg

Meg aveva un cuore cucito a mano, gli occhi neri e ogni mattina versava del latte nella ciotola del gatto.
Meg voleva tutto per sè, tutti i fiori del mondo e le stelle nel cielo
e sorrideva a denti stretti per non farsela fregare.
Meg non andava in chiesa ma ogni tanto pregava per suo padre, stroncato da una malattia dal nome strano, che aveva un suono dolce, come se uccidesse con i baci o nel sonno, e quando lo trovarono ce l'aveva ancora addosso, quel sorriso,una scheggia di luce tra due rughe di ombra.
Meg non si fidava di nessuno e non capiva mai niente,almeno così le dicevano a scuola da bambina, e le piaceva l'odore del sapone di Marsiglia, perchè dicevano avesse l'odore delle infanzie felici.
Meg camminava per strada e non guardava mai il cielo, perchè al cielo non puoi prendere nulla, ma gli occhi azzurri la inquietavano, come i bambini o l'acqua del mare.
E sorrideva a denti stretti per non farsela fregare.
Meg non sapeva suonare, ma avrebbe voluto.Non sapeva ballare,ma avrebbe voluto.E non sapeva amare, ma era meglio così.Perchè se solo una volta si fosse lasciata andare gliel'avrebbero rubata,l'unica cosa che non sentiva sua: quella scheggia di luce tra due rughe di ombra, e sorrideva a denti stretti per non farsela fregare.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non so se sia tua o di altri,
ma poco importa. Si distingue.

A presto.