sabato 2 maggio 2009

la mia piccola Vittoria

Sarà che sono stanca
dopo una settimana a combattere sul campo di battaglia.
Zero vittime
se non qualche vecchia convinzione
un paio di ricordi d'infanzia
e un pizzico di ipocrisia.
Ma una sconfitta per lo meno fa rumore:
si lascia dietro dei rancori, sassi di rabbia
da lanciarsi addosso l'uno all'altro
e qualche bestemmia da urlare alla luna.

La mia Vittoria non sa che dire
se ne sta seduta, col suo mutismo incerto
sul trono di legno che le ho costruito apposta per l'occasione
ma è troppo alto, e tocca a terra solo con le punte dei piedi
come i bambini più piccoli sulle altalene del parcogiochi
e anche la corona di carta le sta un po' grande
ma lei non vuole che lo noti, e la raddrizza repentinamente quando mi giro di spalle.
Al banchetto di stasera, nessuno è venuto
nessuno che le baci i piedi o le canti inni di lode
e anche a me sembra non ci sia nulla da festeggiare.
Così mi lancia un'occhiata malinconica
poi abbassa lo sguardo, si scrolla di dosso la delusione
con un movimento stretto nelle spalle
e finalmente, sottovoce, mi chiede:
"E adesso?"

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