martedì 5 giugno 2007

19


Ecco.Quella della larva è sicuramente una dimensione positiva.

Siamo tutti bravi ad entusiasmarci davanti a una pagina bianca.Ci crogioliamo nell'aspettativa di un bel futuro, attendiamo che le parole ci vengano dall'alto e, sorprendentemente, all'inizio abbiamo sempre una bella calligrafia.

Ogni nascita porta con sè sogni e speranze, ed è già un miracolo se sappiamo crederci.

I guai arrivano con lo sviluppo - quando cominciano a mancare le virgole e abbondano quei puntini sospensivi che lasciano che siano altre forze a dar loro un significato -, quel desiderio di realizzazione accompagnato dall'istinto morboso di rileggersi perchè inavvertitamente abbiamo perso il filo del discorso e non sappiamo più dove volevamo arrivare.

E ci troviamo nel mezzo: non più allo stato embrionale, non più protetti, non più sicuri
ma solo confusi.

Fin ora è stato così per me.Ho lasciato ogni cosa a metà: ogni lavoro interrotto, ogni disegno incompiuto, e ho perso l'abitudine di ascoltare una canzone fino alla fine.

Le mie musiche si lasciavano prendere dal panico davanti al progetto di un ritornello, e rimanevano strofe senza riuscire ad aprirsi.

Non ho più intenzione di rimanere a questo punto.

Ho bisogno di crescere, di vedere attorno a me gli effetti di un altro anno ComPiuto.E lo spunto lo prenderò da voi, che siete così belli nel vostro tendere verso la perfezione...sperando di non restare sempre fermi

a 19.

2 commenti:

shun87 ha detto...

Molte volte, mi sono sempre chiesto perchè lasciare le cose a metà, perchè mi mancasse sempre quella forza che mi permettesse di completare il tutto. Una risposta se pur poetica l'ho trovata nel libro di alberoni, dove mi viene detto che queste sono le caratteristiche dei grandi geni. Quella personalità così piena di energia che alla fine implode su stessa talmente è impossibile sfogare tutta quella forza.Eppure ne io ne te vogliamo rimanere lì a guardare come semplici spettatori la nostra misera fine, ed ecco che arrivano promesse, giustificazioni. Ma alla fine a che servono? solo a farsi del male, inutile dirsi: domani farò questo, dopodomani quell'altro...
Aspettiamo con trepidazione il momento di sentirci vivi davvero, quando in realtà quello che ci manca è la stramaledetta maturità di accettare i 20 anni e capire finalmente che oramai siamo adulti e non più miseri adolescenti.

Anonimo ha detto...

NON deve essere un numero a cambiare.